I Medici e le Scienze
Strumenti e macchine nelle collezioni granducali

Palazzo Pitti, Museo degli Argenti | 15 maggio - 11 gennaio 2009

La mostra “I Medici e le Scienze” sarà incentrata sul ruolo eminente che le discipline fisico-matematiche svolsero nella Toscana del Cinque-Seicento.
In particolare da Cosimo I fino a Ferdinando II, i Medici furono grandi patroni sia di costruttori di strumenti, sia di filosofi naturali, in quanto, più di qualunque altro governante europeo, si resero conto che la conoscenza scientifica e il controllo tecnologico della natura conferivano solidità e prestigio al potere politico. Per questo motivo, accanto alle ricchissime collezioni di dipinti, sculture e gioielli, i Medici formarono una collezione di strumenti matematici. Questo stretto rapporto fra arte e scienza emerge dalla bellezza e dalla preziosità di molti di questi strumenti, spesso pezzi unici e autentiche opere d’arte essi stessi. “I Medici e le Scienze” evidenzierà il connubio fra arte, scienza e potere politico abbinando a un’ampia selezione di strumenti dell’Istituto e Museo di Storia della Scienza un’altrettanto ampia selezione di dipinti, opere a stampa e manoscritti provenienti dalle istituzioni del Polo Museale e da altre istituzioni e biblioteche fiorentine e italiane.

Introduzione
I Medici: politica, arte e scienza
La sezione sarà dedicata a tratteggiare la storia dei Medici, da Giovanni di Bicci (1360-1429) fino a Giangastone (1671-1737), con particolare attenzione per quella parte della dinastia che va da Cosimo I fino a Ferdinando II. Particolare attenzione sarà dedicata ai luoghi del collezionismo mediceo (Palazzo Vecchio, la Galleria degli Uffizi, Palazzo Pitti) e ai luoghi ancor più in particolare designati alla raccolta degli strumenti scientifici (la Guardaroba, lo “Stanzino delle matematiche”, la “Sala delle matematiche”). Si accennerà anche alla storia successiva delle collezioni scientifiche dei Medici, dalla trasmissione attraverso vari enti (Imperiale e Regio Museo di Fisica, Museo degli Antichi Strumenti) fino all’attuale suddivisione per discipline (IMSS, Museo della Specola, Museo di Geologia, ecc.).

1. Scienza e tecnica nella Firenze del Quattrocento
La prima sezione metterà in evidenza la straordinaria stagione di rinascita della scienza che si svolse a Firenze, nel XV secolo, nel nome di tre grandi scienziati dell’antichità classica: Euclide, Archimede e Tolomeo. La geometria euclidea fu alla base della tradizione abachistica che in Toscana, e particolarmente a Firenze, favorì la diffusione della matematica pratica tra i mercanti, i tecnici e gli artisti. Nelle botteghe degli artisti, in particolare, si sviluppò un nuovo linguaggio pittorico fondato sui principi euclidei della prospettiva lineare. Archimede rappresentò, anche nel secolo successivo, il riferimento mitico di generazioni di ingegneri meccanici tra cui spiccano i nomi di Filippo Brunelleschi, Taccola, Francesco di Giorgio, Leonardo da Vinci e, infine, Galileo. Nel segno di Tolomeo si attua invece la rinascita degli studi astronomici e cartografici che portarono alla scoperta del Nuovo Mondo, evento epocale al quale contribuirono importanti personalità fiorentine, come Paolo da Pozzo Toscanelli e Amerigo Vespucci.

2. Cosimo I
La fondazione del Granducato di Toscana rappresenta un momento di grande rilevanza politica e culturale. La guerra di Siena (1554-57) che portò Cosimo de’ Medici a governare su un territorio pari all’attuale Toscana, fu l’evento che sancì anche la nascita della collezione degli strumenti matematici, quali oggetti simbolici del potere politico e territoriale. Gli strumenti erano il segno di un cambiamento culturale nel modo di concepire la guerra, non più intesa come arte cavalleresca ma come scienza matematica. Nella Guardaroba di Palazzo Vecchio Cosimo dedicò una stanza speciale alla sua collezione di strumenti, celebrando al tempo stesso il proprio nome, associato al greco “Kosmos”, attraverso una dettagliata rappresentazione cartografica del cielo e della terra. L’impegno del Granduca nel promuovere l’insegnamento delle matematiche favorì un fecondo connubio tra arte e scienza che trovò il suggello istituzionale nell’attività dell’Accademia delle Arti del Disegno. La fondazione dell’Ordine dei Cavalieri di santo Stefano portò al potenziamento della flotta medicea con conseguente sviluppo degli interessi tecnico-scientifici nel campo della navigazione, della cartografia e degli strumenti nautici. L’istituzione della carica di “cosmografo granducale”, inizialmente affidata al domenicano Egnazio Danti, consentì inoltre al Granduca di contribuire ai progetti della Chiesa per la riforma del calendario, trasformando la chiesa di Santa Maria Novella in una sorta di osservatorio astronomico. Gli strumenti costruiti dal Danti per osservare gli equinozi e i solstizi sono tuttora visibili sulla facciata della chiesa.

3. Francesco I
Meno votato del padre alle scienze matematiche, ma fortemente attratto dall’alchimia e dalle scienze naturali, Francesco I fece costruire a Palazzo Vecchio una sorta di sacello che tuttora rappresenta il suo più vivido ritratto intellettuale. Il cosiddetto “studiolo” raccoglieva opere d’arte, oggetti naturalistici e alcuni dei più significativi prodotti della Fonderia medicea dove il Granduca si applicava personalmente alla produzione di oggetti in vetro e ceramica. A lui si deve la fondazione della Galleria degli Uffizi, inizialmente pensata come luogo di raccolta dei capolavori d’arte antichi e moderni ma poi divenuta anche il ‘tempio’ delle scienze.

4. Ferdinando I
Appena divenuto Granduca, Ferdinando I riprese con vigore il progetto cosmografico del padre che il fratello Francesco aveva solo parzialmente continuato. Non completò la Guardaroba di Palazzo Vecchio ma fece allestire una nuova ‘sala della cosmografia’ nella Galleria degli Uffizi dove fece raffigurare i due domini uniti dal padre con l’annessione di Siena, il Dominio fiorentino e il Dominio senese, e dove ospitò il grande globo terrestre costruito da Egnazio Danti per Cosimo I, e una monumentale sfera armillare appositamente fatta costruire dal cosmografo Antonio Santucci. Gli strumenti astronomici e matematici raccolti a Palazzo Vecchio furono invece ospitati in un’altra stanza dedicata all’architettura militare fatta allestire su indicazioni del diplomatico Filippo Pigafetta, noto traduttore dei Mechanicorum libri di Guidobaldo del Monte. La stanza, nota anche come “stanzino delle matematiche”, fu decorata da Giulio Parigi con scene raffiguranti le celebri invenzioni meccaniche di Archimede e l’uso degli strumenti della collezione medicea. Oltre agli strumenti, nello “stanzino” furono custoditi libri, disegni, portolani e carte geografiche. Parte integrante di questa celebrazione museografica delle scienze fu anche la Tribuna costruita da Bernardo Buontalenti che oltre ad ospitare i capolavori della pittura moderna fu sede di due importanti applicazioni scientifiche: un anemometro, o indicatore dei venti, tuttora esistente, e una meridiana a camera oscura, oggi scomparsa.

5. Cosimo II
La celebrazione ‘cosmografica’ dei Medici conobbe un momento di rinnovato vigore con le scoperte astronomiche di Galileo. Ai suoi protettori lo scienziato pisano dedicò i quattro satelliti scoperti intorno a Giove, chiamandoli “medicea sidera” (stelle medicee). In una successiva proposta dell’astronomo francese Fabri de Peiresc, i quattro corpi celesti avrebbero preso più precisamente i nomi di “Cosmus mayor”, “Franciscus”, “Ferdinandus” e “Cosmus minor”. Lo “stanzino” si arricchì di nuovi strumenti galileiani, come il cannocchiale e il compasso geometrico e militare che nel 1606 Galileo aveva dedicato al giovane principe Cosimo de’ Medici. Le nuove scoperte astronomiche sembrarono offrire una soluzione anche al vitale problema del calcolo della longitudine che avrebbe ulteriormente confermato il prestigio politico e militare dei Medici. A testimonianza dell’impegno dimostrato ancora da Cosimo II per il potenziamento della flotta medicea resta un nutrito gruppo di strumenti nautici lasciati alla collezione granducale dall’ammiraglio inglese Sir Robert Dudley, autore anche di un importante trattato di scienza della navigazione dedicato a Ferdinando II.

6. Ferdinando II
Sensibile ai problemi della ricerca scientifica, Ferdinando II fu protettore di Galileo e di altri importanti scienziati. Insieme al fratello, Leopoldo de’ Medici, fondò nel 1657 la prima società europea a carattere scientifico, l’Accademia del Cimento, con lo scopo di promuovere la diffusione del metodo sperimentale galileiano. Nelle riunioni dell’Accademia, che si tenevano a Palazzo Pitti, si facevano soprattutto esperimenti di termometria, barometria e pneumatica, servendosi di speciali apparecchi di vetro appositamente costruiti che andarono ad arricchire la collezione scientifica granducale. Un altro importante nucleo di strumenti è costituito dagli acquisti fatti in Germania dal principe Mattias de’ Medici che testimoniano della costante attenzione verso i problemi militari e la misura del territorio.

7. Gli ultimi Medici
Tra gli ultimi Medici spicca sostanzialmente il nome di Cosimo III che ebbe al suo fianco il matematico Vincenzo Viviani, discepolo di Galileo e promotore di un processo di glorificazione dello scienziato pisano destinato a durare fino a tutto il XIX secolo. Le tappe di questa glorificazione si snodano tra la dimensione privata (i cartigli celebrativi con il ritratto di Galileo che Viviani fece collocare sulla facciata della propria abitazione in via Sant’Antonino), la dimensione cortigiana (la stanza della meridiana di palazzo Pitti dove Galileo è ritratto insieme a Vespucci nella celebrazione allegorica della scoperta di nuovi mondi celesti e terrestri), e la dimensione pubblica rappresentata dal sepolcro dello scienziato in S. Croce, fortemente voluto dal Viviani ma costruito solo dopo la sua morte, nel 1737. Ultima tappa di questa glorificazione, ormai in età lorenese, fu la Tribuna di Galileo costruita nel 1841 presso il Museo di Fisica e Storia Naturale, l’istituzione pubblica che dal 1775 ospitava l’intera collezione scientifica dei Medici già conservata nella Galleria degli Uffizi.

a cura di Filippo Camerota e Mara Miniati